TRACCIA

In data 30.5 all’interno del capannone n. 17 del reparto verniciatura dell’acciaieria ALFA (realtà con oltre 1.600 dipendenti con diverse e complesse attività industriali) si verificava il blocco dell’impianto di produzione per causa non spiegabile.

Interveniva quindi il signor MEVIO, operaio esperto, addetto al reparto verniciatura con qualifica di capo turno, il quale peraltro aveva rivestito il ruolo di RSPP nella sua pregressa attività lavorativa, il quale dopo avere rimosso le protezioni, senza fermare l’impianto di verniciatura, definito “verniciatura nastro”, di recente installazione e destinato alla produzione di nastri in acciaio (coils) verniciati (che venivano “sbobinati” per passare in cabina verniciatura, verniciati, infine riavvolti per essere commercializzati), accedeva all’interno della zona pericolosa adiacente per verificare se i rulli della zona denominata “briglia 4” fossero la causa del difetto rilevato sul nastro e, svolgendo tale operazione, rimaneva incastrato con il braccio sinistro tra il rullo di trascinamento e quello preminastro, con conseguente distacco dell’arto. ll decesso si verificava per un’insufficienza cardio circolatoria acuta.

Tale comportamento era assolutamente difforme alle istruzioni operative VERN (istruzioni operative verniciatura) adottate in azienda.

Si precisa che tale macchinario era di recente costruzione, conforme alla normativa (tant’è che il costruttore dell’apparato ne utilizzava simili in altri stabilimenti) e l’area era di difficile accesso.

Venivano rinviati a giudizio l’Amministratore Delegato dell’Ente, con delega alla sicurezza e datore di lavoro (TIZIO), il direttore dello stabilimento (CAIO) e il preposto (SEMPRONIO), addetto al settore finiture.

Da un punto di vista della colpa specifica veniva contestato al datore di lavoro TIZIO:

  1. di aver installato sulla linea di verniciatura, protezioni fisse non conformi a quelle previste dalle norme vigenti, poichè esse potevano rimanere al loro posto senza mezzi di fissaggio;
  2. di aver consentito, durante il movimento della linea di verniciatura, lo smontaggio delle protezioni fisse e l’accesso all’interno delle zone pericolose;
  3. di non per non avere adottato idonee procedure di lavoro riportanti rischi e relative misure di prevenzione ai fini dello svolgimento in sicurezza delle operazioni di ricerca dei difetti della verniciatura del nastro.

Veniva contestato al direttore di stabilimento CAIO di avere omesso di adottare le misure necessarie affinchè le attrezzature di lavoro fossero utilizzate in maniera conforme alla legge, avendo consentito che, durante il movimento della linea di verniciatura, le protezioni fisse fossero smontate e si svolgessero operazioni all’interno di zone pericolose che avrebbero dovuto essere provviste di ripari di sicurezza.

Infine veniva contestato al preposto SEMPRONIO di non aver vigilato sull’osservanza da parte dei singoli lavoratori degli obblighi di legge in materia di sicurezza e consentito che – durante il movimento della linea di verniciatura – le protezioni fisse fossero smontate e si svolgessero operazioni all’interno di zone pericolose che avrebbero dovuto essere provviste di ripari di sicurezza.

Veniva altresì imputata la Società ALFA ai sensi del d.lgs. 231/2001 (con sistema certificato ISO 45001), ritenuto il reato presupposto in capo agli imputati e la mancanza di un’efficace attuazione, da parte dei dirigenti aziendali, del modello organizzativo e di gestione adottato dalla società per prevenire reati della specie di quello contestato (tradottasi nella mancata previsione di modalità operative di ricerca e soluzione in sicurezza dei difetti sui nastri dell’impianto di verniciatura e nella mancata individuazione delle modalità di controllo dei sistemi di sicurezza installati sulla medesima linea produttiva).

Nel corso dell’istruttoria (in particolare dal report dell’ASL e dalle S.I.T. acquisite al fascicolo del Giudice per la decisione trattandosi di rito abbreviato) la Procura della Repubblica non aveva comunque provato che l’adozione di una corretta procedura avrebbe potuto evitare l’evento.